MARCO SGUAITZER – capitolo dedicato a Chico

MARCO SGUAITZER – capitolo dedicato a Chico

1 mese ago 0 Di -

ODE A MARCO (marzo 2019) 
Sono passati solo pochi giorni dal suo decesso ed ho ricevuto oggi, speditomi da una cara amica: Senza Limite Alcuno, il libro di Marco Sguaitzer.

Inevitabile soffermarmi sul capitolo che mi ha dedicato a mia insaputa.
L’ho letto col sorriso sul viso e gli occhi lucidi.
Il nostro fu un breve incontro, ma ricordo quanto amasse ascoltare i racconti dei miei viaggi, delle mie avventure, perchè così voleva vivere.
E nonostante la sua forzata immobilità, èriuscito a farlo, meglio di tanti altri. Invece di spegnersi come una candela con la cera che s’accumula alla base, si è trasformato in una di quelle candeline che pur soffiandoci sopra non riesci a spegnere…
Un infuso di voglia di vivere.
Mi ha scritto che ci ritroveremo non a Mantova, tanto meno a Trento, ma sul mare e con tanto spazio intorno a noi…
Aggiungo: “…ascoltando il vento che ha spezzato le nostre catene”.
Caro Marco, sei l’esempio, sei l’eroe che ogni uomo ambisce diventare.
Ti ringrazio per l’amicizia che mi hai regalato, ed un giorno, senza fretta, ti raggiungerò e giocheremo al pallone insieme, usando come porta due nuvole…

Chico 

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Marco Sguaitzer, tratto da “Senza Limite Alcuno”

Dicembre 2, 2013 ·
Conobbi Chico nell’ormai lontano 1980.
Vendeva windsurf, al tempo, oltreché esserne campione.

Concordammo il prezzo (al telefono si capiva immediatamente che non era uno sprovveduto, nonostante fosse poco più che un ragazzotto).
Venne a Mantova, mia città, per consegnarmelo.

Quando vidi il furgone bianco, capii che era lui.

Scese un bellissimo ragazzo, alto, biondo, abbronzatissimo e con quella camminata mista fra lo spaccone e il ragazzo dei monti che, in pianura, risultava quantomai strana.
Mio coetaneo, trovammo subito argomenti sui quali disquisire.

Lo invitai a fermarsi a pranzo, allettandolo con le specialità della cucina mantovana.

Ci mangiammo un risotto alla pilota, con salamelle e costine di maiale, che apprezzò parecchio, data la “spazzolata” che diede al piatto.

Ci accomiatammo, quindi, promettendoci di risentirci presto.

Cosa che però non avvenne, più per i suoi impegni in giro per l’Italia (al tempo fece, e vinse, una competizione che portava i concorrenti in giro per le più belle località italiane, per far conoscere quel meraviglioso sport, ai più ancora ignoto), che per nostre volontà.
Chico contribuì a far crescere in me la passione per il windsurf.

Al mattino, appena sveglio, aprivo le tapparelle della camera, sperando di cogliere qualche movimento nelle foglie degli alberi del parco del Te, abitualmente immobili come una natura morta del miglior Paul Cèzanne.
Fortunatamente, l estate mantovana portava sempre qualche burrasca, creando così i presupposti per memorabili surfate.

Mi ero trasformato in un giovane colonnello Bernacca.
Il teatro delle nostre performances sportive era la Cano, al secolo Canottieri Mincio, splendida struttura polisportiva affacciata sul lago Superiore dei tre che circondavano la nostra fantastica città.
Le acque dei laghi sono formate dal Mincio, il fiume che defluisce dal lago di Garda, e nel suo corso sono svariati gli allevamenti suinicoli, i caseifici e le varie fabbriche che, oggi fortunatamente meno, avevano l’hobby di scaricare i rifiuti direttamente nel fiume.
Eravamo dunque facilitati nell’apprendimento dello sport, date le carcasse di animali galleggianti (virate e strambate), l’acqua putrida (cadute) e fior di loto (slalom).
Con l amico Mauro decidemmo che era giunto il tempo di costruirci la tavola da noi.

Cercammo la location, che individuammo in una dependance della splendida villa Riva Berni (per te, caro Seba, sinonimo di
meravigliose feste e di rimembranze amorose forse inenarrabili, per me ricordi di polistirolo arduamente lavorato, di stuoie di impossibile sagomazione e di indimenticabili profumi di resine), sicuramente condizionati dal personaggio di Bear in quello che è stato, per me, il film che ha segnato il cambio generazionale dall’adolescenza alla maturità, “un mercoledì da leoni”.
Soltanto vent’anni più tardi un amico comune, Tito, sicuramente più amico di me, mi invitò ad una raccolta fondi in una discoteca lungo la strada per il monte Bondone, e seppi della paradossale situazione di Chico.
Tanti anni sono passati dall’incontro con quel ragazzo biondo.

Ma mai come ora mi sono sentito così vicino a lui.

Forse per il fatto che entrambi siamo prigionieri.

Chico delle sbarre di un carcere di massima sicurezza.

Io del mio corpo immobile.

Entrambi innocenti, ma condannati per qualcosa che non capiamo.
Ma tutti e due con la Fede di fuggire da una condizione di schiavitù, di sapere che non ci meritiamo l’inferno che stiamo vivendo.

Entrambi abbiamo la fortuna di poter contare su tanti amici, e ciò, per noi, è linfa vitale. 

Ci date la forza per continuare a sperare in quel miracolo chiamato Libertà, oppure Vita, poco cambia, nella nostra situazione.

P.S. per coloro i quali non conoscessero chi sia Chico Forti, qui troveranno informazioni:
http://chicofortifree.blogspot.com/
Per coloro i quali non fossero consci della mia situazione, qui troveranno info:
http://marcosguaitzer.blogspot.it/

Dulcis in fundo: quest anno, invece di farvi regalare cose assolutamente inutili, scegliete di donare a chi ne ha più bisogno. Vi sentirete bene dentro… Sul sito di Chico, trovate gli estremi per contribuire alla sua causa.
Se volete una alternativa, andate qui… http://www.staminafoundation.org/section/donazioni-staminali-adulte

Grazie ad Adriana per avermi suggerito…