Con il Windsurf nei canali di Venezia

Con il Windsurf nei canali di Venezia

2 mesi ago 0 Di -

Cari amici,

eccovi un’altra storia del passato che vi farà, spero, sorridere!

Lo scenario: la città di Venezia! Era il 1988. Avevo 29 anni ed ero stato ingaggiato dalla Gamma Film di Cologno Monzese (quella che realizzava le animazioni per il famoso “Carosello”) per realizzare un filmato per la pubblicità in televisione del prodotto Oransoda e Lemonsoda. Mi era stato richiesto di eseguire le varie manovre di windsurf richieste dallo storyboard, e di curare gli aspetti tecnici. La storia era semplice: una coppia che faceva windsurf nei canali di Venezia per poi arrivare alla Salute, di fronte a piazza San Marco e quindi terminare la giornata in relax bevendo, alternativamente, un’Oransoda ed una Lemonsoda in un locale caratteristico di Venezia.

Fino dall’inizio diedi il massimo di me stesso affinché il risultato finale fosse di qualità. Il problema più grande era di trovare modelli che erano in grado di rimanere in equilibrio sul windsurf in condizioni difficili come nei canali di Venezia. Il passaggio continuo di motoscafi e la quasi totale mancanza di vento costante (oltre alle regole previste dalla legge chiaramente) rendono impossibile la pratica del windsurf nei canali per coloro che non fossero professionisti dello sport.

Una delle scene principali richiedeva la ripresa di due surfisti (la coppia), uno a fianco all’altro navigando nei canali interni. Avendo bisogno di una base stabile che potesse essere trainata nell’acqua, decisi di trasformare un catamarano  Dart. Dopo aver rimosso albero, boma, sartie, bozzelli, carrucole e scotte varie, sostituii il tappeto elastico con una piattaforma di legno di circa due metri quadri. Al centro feci due fori atti a ricevere le basi dell’albero della vela del windsurf e, una volta completata la struttura, feci le prime prove in acqua al traino di un motoscafo per lo scopo. Come conduttore avevamo scelto lo stesso usato nell’ultimo film di “007”. Non era impresa facile trainare nei ristretti canali un catamarano di sei metri con due vele da windsurf applicate, evitando, nel limite del possibile, qualsiasi movimento brusco che non rassomigliasse al movimento di un windsurf. La compagnia aveva pagato per il permesso d’utilizzare i canali, che sono anche acque municipali! Dopo qualche ora di pratica si riuscì a raggiungere l’effetto voluto. I due modelli sopra il catamarano sembravano due incalliti surfisti che veleggiavano uno a fianco dell’altra nei canali di Venezia. La parte più complessa però erano le riprese dove si vedeva la modella surfista mentre praticava windsurf. Non potevamo utilizzare il trucco del catamarano! Per l’occasione chiesi a Luisa (la mia prima moglie, che allora non era ancora moglie!), che era un’atleta eccezionale, di fare lo “stunt” di una modella belga di nome Natalie Righezza. Natalie era la moglie di Christoph, un marsigliese mio compagno di regate intorno al mondo.

Natalie e Luisa si assomigliavano moltissimo e quindi la sostituzione era impercettibile. Purtroppo una scena ravvicinata richiedeva l’uso della Natalie originale.

Non possedendo lo stesso equilibrio di Luisa, ero costretto a darle continue indicazioni e supporto al fine di evitare che cadesse nelle acque, tutt’altro che pulite, dei canali interni. Nonostante mi fosse cautelato il più possibile, durante una scena chiave, sotto il Ponte di Rialto, e con un folto pubblico che osservavano allibiti, Natalie inevitabilmente perse l’equilibrio cadendo in acqua.

Il problema non fu tanto il cadere, ma il fatto che nel riemergere non si accorse di avere un preservativo (scusate la definizione!) sulla testa. Tra le risate generali, le centinaia di flash di turisti giapponesi (che di natura si divertono per la minima sciocchezza) non sapevo come suggerirle di toglierselo senza farle svenire dalla vergogna. (Mi dispiace, ma di fare il gentiluomo e toglierglielo io, non se ne parla!!!). Alla fine lo tolse lei e, quando si rese conto di cosa fosse, emise un urlo che sentirono anche coloro che stavano mangiando il pesce dall’”Amelia”, a Mestre!

Natalie fece una doccia di un paio d’ore, e comunque non riuscì a togliersi quell’espressione un po’ schifata tipica del ricordo di cose disdicevoli!

In seguito ci siamo poi fatti delle grandi risate, ma quel giorno il sorriso proprio non esisteva.

La parte finale del filmato doveva avere luogo nelle acque della Salute di fronte a Piazza San Marco (dove venne fatto il concerto dei Pink Floyd, per intenderci!).

Il mio compito era quello di sfrecciare da un lato all’altro dell’orizzonte con due telecamere che riprendevano sia dalla piazza che dall’acqua. Incredibilmente per Venezia incontrai una brezza costante che mi permise di planare velocemente.

Dopo varie evoluzioni le riprese erano complete. La tavola era una tavola Fanatic, per l’occasione dipinta con i colori arancione e giallo, così come lo era la vela, i colori di Oransoda e Lemonsoda! Il cielo era grigioblu e le immagini polarizzate erano bellissime. D’un tratto mi si avvicinò una barca dei carabinieri che, senza tanti preamboli, mi confiscò il windsurf dicendomi che ero soggetto ad una multa salatissima e dovevo presentare i miei documenti! Guardai allibito il produttore della Gamma Film, situato sulla barca a pochi metri di distanza, ma anche lui era stupefatto. A mia, e loro, insaputa, i permessi di ripresa erano stati richiesti solo per le acque municipali e cioè i canali, mentre le acque della Salute appartenevano ad un’altra giurisdizione. La Salute, fra l’altro, è zona protetta dalle Belle arti e la pena da violazione delle leggi è severissima (almeno allora lo era!).

Rientrai in albergo a prendere il mio passaporto e dopo avere firmato il verbale della multa (chiaramente rimborsata dalla Gamma Film) ci vollero mesi ed avvocato (a carico mio!) per evitare di macchiare la mia fedina penale (già prevedevo che in America tengono in considerazione il fatto che si abbia una fedina penale immacolata!).

Il filmato, nel complesso, riuscì molto bene e si trattò di un’esperienza unica. Ospiti all’hotel Danieli, colazioni all’Harry’s bar, a coronamento del paesaggio che solo Venezia sa offrire. Per anni ho conservato i filmati “rushes” (grezzi) ed un bel servizio fotografico. Probabilmente adesso se li starà guardando Rubin alla sera, orgoglioso di avermi rovinato la vita!

Chissà, forse la Gamma Film (se esiste ancora!) ne ha una copia in archivio, così da poter avere qualche immagine sul nostro sito!

Spero che questa mia avventura galleggiante vi abbia fatto sorridere (senza offendere i pudore di qualcuno!).

Un abbraccio ed alla prossima avventura!

Vostro

Chico