Chico scrive: “Fieri anche a capo chino”

Chico scrive: “Fieri anche a capo chino”

1 mese ago Off Di .

Da bambino avevo un’innata capacità d’imitare i suoni, non importa quali fossero, con poca pratica io imitavo. Ironico pensando a quanto io sia più stonato d’una campana tibetana.
Con le imitazioni del nitrito del cavallo ed il canto del gallo ho creato situazioni comiche, a volte imbarazzanti.
Gli amici del Comitato, i miei ex compagni di liceo e Francesco al suo castello in Austria, ne hanno vissuto le conseguenze…
Nei paesi delle valli trentine e non, all’alba anticipavo i pennuti, dando inizio ad un concerto irreversibile, molto prima del sorgere del sole…
Non so se ve ne siete mai resi conto, ma sia nella natura che nella vita, c’è sempre un gallo leader che dà il via all’eco dei limitrofi..
Tanto accurata era l’imitazione che i miei temporanei colleghi, presi alla sprovvista, erano celeri nel mettersi al passo…
Quando anticipi la sveglia di un intero paese di qualche ora, non ti stupire se poi i locali diventano xenofobici…

Non ricordo aver trovato un cavallo indifferente alla mia performance…
In Sicilia il mio nitrito, e qualche carota, mi permisero il recupero di uno stallone discolo, se non irrecuperabile, che apparteneva al mio caro amico Vincenzo.

Ti guardano con quei loro fanali (gli occhi più grandi d’un mammifero, balene escluse..), cercano di capire da che stalla provieni, che tipo di equino tu sia…
Il mio masterpiece era però il trillo del fischietto, tipo quello dell’arbitro..
Un suono che necessita il movimento della lingua nel palato, come la pallina nel fischietto..
Tanto era accurata e potente la mia esecuzione che mio padre più di una volta allo stadio ha dovuto redarguirmi, ho infatti creato situazioni imbarazzanti a partite di calcio (inclusa la mia Trento giallo azzurra).
In più occasioni infatti (fino a quando mio padre mi fece inequivocabilmente capire che il proseguo non era di beneficio alla mia salute fisica) ho distratto un attaccante della squadra avversaria, convinto fosse stato l’arbitro a fischiare un fallo.
Più di una volta ho temuto lo scrutinio inquisitore dell’arbitro verso la tribuna..
Guardavo lontano quando la reprimenda era al mio fianco: mio padre, ambivalentemente efficace sia con gli esempi, tanto quanto con le parole, mi convinse velocemente a desistere.

E’ strano che ci possa essere una vena drammatica nei ricordi dei giochi d’un bambino… Eppure…
Ora vi racconto…
Nella piazza Cantore (dove tutt’ora risiede la mia roccia) del mio rione nativo, Cristo Re, era solito bazzicare senza una meta specifica, un anziano signore da tutti considerato squilibrato.
Il suo soprannome era ‘‘El Vecio Zifola”: un uomo normale, fino a quando sentiva un fischio al quale immancabilmente reagiva in modo irrazionale, solitamente raccogliendo la pietra più vicina per scagliarla nella direzione del suono…
La gente (soprattutto i ragazzini) lo beffeggiava per questa sua anormale, violenta, reazione che a volte creava danni materiali (vetrine o finestre) ed altri fisici, colpendo la testa od il corpo di qualcuno.
Le conseguenze erano quasi sempre a danno del Zifola, che veniva veementemente ripreso e multato dal vigile urbano di turno.
All’insaputa del nostro gruppo di spiaszaroi, Zifola era un reduce di due guerre mondiali, di innumerevoli bombardamenti sostenuti dal Trentino, baluardo contro l’oppressione svastico-teutonica.

Nella sua mente il fischio richiamava il suono delle migliaia di bombe cadute… Un evidente caso di post traumatic stress disorder.
Una condizione che ora gli riconoscerebbe un indennizzo e una pensione per invalidità!
Allora ci si rideva sopra, ma negli anni a seguire quella innocente cattiveria infantile, tipica di coloro che ancora non hanno raggiunto la maturità, mi ha piu’ volte fatto riflettere..
Avrei voluto potergli chiedere scusa ,spiegandogli che non sapevo, che né io né i ragazzini attorno a me, sapevamo quanto quel conflitto cerebrale, fosse conseguenza di un trauma…
Per me è stata una lezione sulle impreviste conseguenze delle nostre azioni inconsce.
Come le parole spesso feriscono più dell’arma ben affilata e anche gesti considerati di poca consistenza, in realtà possono creare danni catastrofici.
Alle volte prendiamo situazioni alla leggera…
Impulsivi, non ci rendiamo conto delle conseguenze…
E’ difficile riconoscere la gravità in un gesto dai più considerato innocuo.
Dobbiamo cercare di essere più considerevoli delle azioni che impattano zone altrui.
Tendenzialmente procrastiniamo nel chiedere scusa per un nostro scorretto comportamento, e quando finalmente ne troviamo il coraggio, la persona alla quale vorremmo rivolgerci non c’è piu’…

Se ne avete il tempo, prima che sia troppo tardi,
se avete fatto un piccolo torto, anche involontariamente, trovate il tempo per fare ammenda, vi libererete di un peso.

Ci vuole più coraggio a chiedere scusa,
che a reagire con violenza od ignorare..

Si può essere fieri, anche a capo chino..

Chico