Considerazioni di Tito Giovannini

Al ritorno dalla visita in carcere a Chico

Trento, 15 settembre 2009 La settimana scorsa sono stato a Miami a trovare Chico. Non era la prima volta, c’ero già stato nel maggio 2004, e – a 5 anni di distanza – non è cambiato nemmeno un po’. I capelli li aveva già persi tutti, rughe in più nemmeno l’ombra e – per l’occasione della mia visita – il giorno prima si era rasato con cura faccia e testa. Infatti il primo giorno aveva la capoccia perfettamente lucida, mentre nei giorni successivi controluce si notava che quei quattro peli che ha ancora sulla zucca crescevano prepotentemente. Fisicamente è molto in forma, mi ha detto che – nonostante la cancellazione della palestra che coordinava lui fino a qualche tempo fa – riesce a fare un po’ di ginnastica quasi tutti i giorni. Ma soprattutto non ha perso minimamente la grinta e la forza che ha sempre avuto, la testa è sempre quella! Una memoria impressionante, abbiamo di nuovo ripercorso i tempi in cui ci siamo frequentati di più a Trento, gli anni del liceo (74/79) e gli anni dell’inizio della sua carriera di windsurfista, fino a perderci un po’ di vista mentre lui girava il mondo con le tavole, per poi ritrovarci già “grandi”, tutti e due verso i 30 anni (Chico, che è del ’59, ha un anno più di me). Ogni episodio vissuto insieme tornava fuori nei dettagli, ricordando luoghi, persone e situazioni divertenti e soprattutto ripeteva “ per fortuna ho vissuto così intensamente i miei primi 40 anni, altrimenti adesso non avremmo molto da ricordare!” Appena atterrato a Miami nel pomeriggio di giovedì, ricevo la splendida notizia che avrei potuto visitare Chico per tre volte. Nella richiesta di visita che avevo inoltrato alcune settimane fa al supervisore di Chico ( questa è la procedura ) avevo richiesto Sabato e Domenica, ma dato che il lunedì era festivo mi è stato concesso anche il terzo giorno. Così sabato mattina verso le 8 mi presento all’ingresso del carcere, già affollato di famigliari in attesa, compilo e consegno il solito modulo e mi preparo ad attendere. Fila tutto liscio, tra perquisizione e vari passaggi di prassi, nel giro di 40 minuti sono all’interno dell’area visite ad aspettare Chico. Poco dopo comunicano a tutti i visitatori in attesa che vi sarà ritardo a causa di un conteggio a sorpresa dei detenuti (succede spesso). Verso le 9 e mezza i primi detenuti che ricevono visite cominciano ad uscire dalla porta che divide l’area visite con il resto della struttura dove ovviamente gli esterni non hanno accesso. Tutti gli occhi di famigliari e amici sono puntati su quella porta e quando esce Chico mi cerca con lo sguardo e mi spalanca il suo sorriso a 32 denti che non vedevo da 5 anni! Le 5 ore successive sono un ininterrotto fiume di parole intervallate da brevi bocconi di una squisita specialità preparata dal grande chef Enrico Chico Forti da Trento, a base di insalata, cotoletta di pollo impanata con sottiletta riscaldataa 3mila gradi Fahrenheit al microonde e spezzettata con forchetta di plastica che si scioglieva al contatto con la carne, tonno, condimenti e salsine varie, tutti ingredienti freschissimi prelevati direttamente dallo spaccio dell’area visitatori! Il tutto innaffiato da succo d’arancia, acqua minerale e V8, un intruglio multivitaminico che solo Chico riesce a bere!! Ogni tanto riesco ad interrompere il suo parlare senza sosta, almeno mentre trangugia il suo cibo, e riesco ad aggiornarlo su Trento, gli amici, il Comitato e mille altre cose e persone di cui mi chiede; è veramente incredibile la sua memoria, sembra di rivivere in diretta certi momenti di 30 e più anni fa. Domenica mattina alle 8 siamo in due davanti al carcere che aspettiamo di “essere ricevuti” da Chico: c’è anche il grande Roberto Fodde, che tutti gli amici di Chico su Facebook conoscono. Lui è un abituè, viene a trovare Chico quasi tutte le domeniche, lo sente al telefono almeno una volta la giorno, ed ho il sospetto che lo faccia per il cibo squisito che Chico prepara… Oggi si fa spesa grande, siamo in tre a tavola, e c’è pure la macedonia e il dolce, barrette di cioccolato e caramello. Mentre Chico con la solita maestria condisce l’insalata chiede a Roberto e a me di metterci in fila ai microonde e si raccomanda di controllare la cottura del pollo… E poi di nuovo un torrente inarrestabile di parole, non smettiamo un attimo di parlare, in tre è più facile, si riesce anche a gustare la pietanza. Lunedì torno da solo, Roberto lavora. Il problema che ci si presenta subito è la mancanza dell’insalata allo spaccio, ma Chico decide che va bene uguale, visto che ho gradito la sua arte gastronomica nei giorni scorsi non si scompone e per il terzo giorno consecutivo mi rifila la solita sbobba… Chico è un grande, ha un’intelligenza, una forza d’animo, un coraggio, una determinazione e prima di tutto un cuore enormi e si merita l’affetto e il sostegno di tutti quanti. Tito Giovannini